arcipelaghi al Festival Pontino del Cortometraggio, Latina 18-23 Giugno 2013
Festival Pontino del Cortometraggio 2013 - IX Edizione
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I HOLD YOU, YOU HOLD ME...
I HOLD YOU, YOU HOLD ME...
IL RITORNO DI HAIRCUT
IL RITORNO DI HAIRCUT
CARTA A SASHA
CARTA A SASHA
LA CASA DI ESTER
LA CASA DI ESTER
CON I PIEDI PER TERRA - LA STORIA DI UN EROE DISOCCUPATO
CON I PIEDI PER TERRA - LA STORIA DI UN EROE DISOCCUPATO
OF YOUR WOUNDS
OF YOUR WOUNDS
LA LEGGE DI JENNIFER
LA LEGGE DI JENNIFER
WORDS
WORDS
BARBIE
BARBIE
GENESI
GENESI
SAVE IT
SAVE IT
THE LEGEND
THE LEGEND
VALENTINE
VALENTINE
THE YELLOW RIBBON
THE YELLOW RIBBON
OROVERDE
OROVERDE
PRE CARITà
PRE CARITà
CHI CERCA... NON TROVA
CHI CERCA... NON TROVA
L'ASSISTANTE
L'ASSISTANTE
82
82
CESARE
CESARE
EL OTRO
EL OTRO
LáGRIMAS DE UM PALHAçO
LáGRIMAS DE UM PALHAçO
MATILDE
MATILDE
KYRIE ELEISON
KYRIE ELEISON
DAVANTI
DAVANTI
PARNASUS
PARNASUS
GRANELLI
GRANELLI
11 COMANDAMENTO NON DEVIARE
11 COMANDAMENTO NON DEVIARE
IL GIGLIO ROSSO
IL GIGLIO ROSSO
FUORI DAL MARE
FUORI DAL MARE
IL BUNKER
IL BUNKER
LA STRADA ASSOLATA
LA STRADA ASSOLATA
UNA VOLTA FUORI
UNA VOLTA FUORI
MARGHERITA ALL'ARCOLAIO
MARGHERITA ALL'ARCOLAIO
SENZA ENZO 2
SENZA ENZO 2
MICROBIOMA
MICROBIOMA
NON IO
NON IO
NOMOS
NOMOS
NON è SUCCESSO NIENTE
NON è SUCCESSO NIENTE
JE TE SURVIVRAI 'I WILL SURVIVE'
JE TE SURVIVRAI 'I WILL SURVIVE'
GROWING LEO
GROWING LEO
DEAD RIVER
DEAD RIVER
FULGENZIO
FULGENZIO
SUCIO POR FUERA
SUCIO POR FUERA
TIGER BOY
TIGER BOY
NOSTOS
NOSTOS
PULSE OF IMAGE
PULSE OF IMAGE
QUEL (NERO) CHE SONO
QUEL (NERO) CHE SONO
QUELL'ESTATE AL MARE
QUELL'ESTATE AL MARE
IMPORTANTE, MOLTO IMPORTANTE
IMPORTANTE, MOLTO IMPORTANTE
I FRUTTI SPERATI
I FRUTTI SPERATI
PADDY'S PARADISE
PADDY'S PARADISE
TILL DEATH DO US PART
TILL DEATH DO US PART
ITALO
ITALO
JAMóN
JAMóN
ZINì E AMì
ZINì E AMì
O XIGANTE
O XIGANTE
TAPPERMAN
TAPPERMAN
ARCIPELAGHI
ARCIPELAGHI
SMALL TRIP IN AN IMAGE OF THE TIME
SMALL TRIP IN AN IMAGE OF THE TIME
ST#2
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ARCIPELAGHI

ARCIPELAGHI

di Gabriele Sossella e Martin Errichiello

Giorno di Proiezione al FPDC Sabato 22 Giugno 2013


Intervista a cura di Radio B-Side - www.radiobside.it

'“Arcipelaghi'” riguarda un modo personale di rappresentare storie sulla migrazione umana: sui percorsi di identificazione, sulle rotte geografiche e psicologiche di chi attraversa il mare in questi anni 2000. E'’ il racconto di Mohamed, del suo presente, dei sogni e dei ricordi che lo animano, incessantemente, in cerca di una dimensione autentica alla quale poter appartenere. Il film indaga le identità del personaggio, il costante conflitto tra il desiderio di un ritorno e l'’oggettiva impossibilità di soddisfarlo. Rifiutato il servizio di leva, scelta in seguito alla quale, giovanissimo, ha lasciato il suo paese, Mohamed dovrà avere 31 anni prima di potervi tornare. Ma '“Arcipelaghi'” riguarda anche la libertà di interpretazione e rappresentazione cinematografica di sensazioni e concetti legati al tema del movimento, fisico e interiore, della ricerca '–del personaggio, degli autori- nell'’adesione (e reazione) alla realtà come spunto per una riflessione creativa delle storie ad essa connesse. Ciò viene compiuto attraverso la scelta di un metodo produttivo concepito come operazione di raccolta, integrazione e sovrapposizione di documenti visivi, frammenti e corpi, -esterni- ma non per questo estranei alla narrazione. L''’immagine complessiva è la proiezione di un''’interazione'…


Nazionalità Napoli (Campania)


Produzione Yeelen Films


Sezione corto africa


Generi sperimentale documentario


Temi immigrazione precarietà politica giovani sociale memoria (storica/ricordi)


Formato di Ripresa HD


Durata (minuti) 18


Anno di Produzione 2012


Note di Produzione Note di regia “…Un arcipelago è un gruppo di isole. Gli arcipelaghi si trovano generalmente in mare aperto, più raramente vicino ad un continente. Sono spesso di natura vulcanica, e si trovano quindi spesso lungo le dorsali sottomarine o i punti caldi, ma ci sono molti altri processi che possono generare questo fenomeno, tra i quali l'erosione e il deposito di sedimenti…” “Arcipelaghi” nasce nell’Aprile 2012 come progetto di diploma del corso di visual storytelling che ho frequentato presso la Danish School of Media and Journalism di Aarhus, Danimarca. Ero appena tornato a Napoli, deciso a realizzare lì il mio lavoro: volevo affrontare quella stessa città che difficilmente fino ad allora ero riuscito a coinvolgere nei miei progetti, che difficilmente ero riuscito a fotografare. Le lezioni ed il tempo trascorso in Danimarca avevano però ulteriormente evoluto il mio approccio con le immagini verso una direzione più che mai aperta al dialogo con altre forme narrative. Consapevole delle difficoltà, ero tornato con l’idea di sviluppare un lavoro sugli effetti “indiretti” delle rivolte arabe, ovvero su quell’esercito di uomini e donne in fuga dal Nord Africa che già dal Marzo 2011 affollavano il porto di Lampedusa. Avevo scoperto che la Protezione Civile –lo Stato- stava gestendo l’emergenza (70.000 ingressi nell’arco di 6 mesi) attraverso la momentanea sistemazione dei richiedenti asilo presso diversi hotel della penisola, con l’intento di procurare minore disagio e dunque accelerare la macchina burocratica per il rilascio dei soggiorni. L’Hotel Crystal è solo uno dei 15 hotel nell’area della stazione ferroviaria di Napoli ad accogliere i migranti: da circa un anno ognuno di questi alberghi è pieno (con giustificato compiacimento degli albergatori coinvolti in questa strana faccenda). I nomi degli hotel cozzano goffamente con l’atmosfera reale all’interno di essi. Luxor, Crystal, Garden, Plaza, Esedra, Hotel La Pace…Tutti questi CIE ben arredati sono da un po’ di tempo a questa parte le nuove case (temporanee) di Yussuf, Mohamed, Agil, Mamadou da Nigeria, Mali, Libia, Egitto, Marocco, Eritrea, Somalia. Ho iniziato a frequentare il Crystal, un piccolo anfratto tra due palazzoni, della larghezza di due stanze ma molto alto, proprio di fronte gli uffici della CGIL. Sono andato lì ogni giorno per un paio di settimane, il tempo necessario perché barriere linguistiche (nessuno parlava italiano) e burocratiche (avrei dovuto fare trafile di richieste ufficiali solo per accedere alla sala svago) prendessero il sopravvento; passavo intere giornate a tradurre in italiano le lamentele del gruppo nigeriano per il cibo scadente o le lamentele del gruppo somalo per il mal di testa costante. Non avevo mai speso tanto tempo tra la reception e l’ingresso di un hotel prima di quel momento: volevo ascoltare ognuna delle storie in quel luogo, socchiuse dietro la porta della stanza 303, della 521, 72…Non avevo “accesso” ne tutto il tempo necessario… e la mia bravura, in quel caso in particolare, stava proprio nel misurare e contestualizzare rigorosamente sensazioni e dati, incontri e sguardi, momenti di verità o di noia sconfortante in poco, pochissimo tempo. Quando un giorno, parlando con Johnny, un ragazzo egiziano receptionist dell’Hotel, scoprimmo di avere un amico in comune: Mohamed. Johnny mi disse che stava lavorando per conto di un’associazione proprio in quell’hotel, offrendo ogni tipo di aiuto ed assistenza, accompagnando gli ospiti presso la commissione territoriale incaricata di rilasciare i documenti o accompagnandoli all’ospedale per le dovute cure oppure “semplicemente” per tradurre dall’arabo all’italiano. Lo incontrai la sera stessa, vomitandogli tutti i miei dubbi e i miei progetti. Mohamed è da anni un mio caro amico. L’ho conosciuto per via dei Kebab, che lui con solerzia preparava nel vicolo dietro il mio liceo in un posto che si chiama Vite Vite, veloce veloce. Spesso dopo scuola o anche la sera passavamo tempo insieme, quello che gli rimaneva una volta finito con le piastre bollenti. Mido, così lo chiamiamo, è arrivato 8 anni fa in Italia, scappando dal suo Egitto che a tutti i costi lo voleva figlio del suo esercito… A 17 anni lasciò famiglia e affetti in cerca “di una nuova vita”, o semplicemente di qualcos’altro. La solita sfida al mare, Lampedusa, qualche giorno nel CPT di Crotone, la fuga all’alba dal CPT di Crotone, l’arrivo a Milano –la fuga da Milano, l’arrivo nella caotica Napoli. Non esattamente quello che ogni adolescente si prefigge di fare, così, se potesse scegliere. Tutto questo, lui, un giorno di qualche anno fa decide di metterlo nero su bianco. Vuole scrivere un libro. Nel frattempo Mido svolge mille lavori –tutti rigorosamente in nero, tutti rigorosamente precari- e fa il possibile per vivere da 25enne. Cerca lentamente di ricomporre quello strano puzzle di ricordi, immagini e desideri nell’intento di poter dichiarare “vissuta” quell’esperienza, filando quella fitta maglia di memoria e presente che da ragazzo che era lo immagina uomo che diventa. Pare che le leggi Egiziane non accolgano proprio col “bentornato in patria” un loro figlio disertore (o sognatore, fa lo stesso): devi avere compiuto 31 anni (perché 31?) se vuoi tornare nel tuo amato paese. Non importa se i tuoi genitori e parenti sono diventati la voce gracchiante nelle cabine del taxiphone o se i tuoi fratelli e sorelle crescono, ma non hai le fotografie aggiornate o se il tuo paese è chiamato ad alzare testa e voce per scacciare i tiranni e tu partecipi al massimo attraverso i social network. Perché se c’è un sentimento che il mio film affronta, quello è la distanza, l’attesa, la sospensione: paradossi, questi, in epoche di comunicazione totale, globalizzazione decentrata e socialità interplanetaria. Il nostro film è dunque sulle “isole” che un uomo migrante attraversa, sul senso di appartenenza che, seppur vacillante ogni giorno celebra l’esistenza di un viaggiatore in cerca di meta. In questa circostanza un viaggiatore sul limbo, geografico e psicologico, di chi sente il proprio destino perdersi tra gli stessi arcipelaghi. Perciò un giorno uno sale su una statua, magari sulle orecchie di un re, di un generale di marmo e cerca di vedere oltre il palazzo… A Napoli, oltre il palazzo, c’è il mare. E allora è lì che si torna per farsi trasportare dalle parole che come onde si susseguono nel racconto. Il racconto di uno che si fa necessariamente immagine e parola di molti, per un attimo impressi sulla pelle…


Soggetto martin errichiello


Montaggio martin errichiello & gabriele sossella


Fotografia martin errichiello & gabriele sossella


Interpreti mohamed ghanem


Suono giovanni isgrò


Musiche giovanni filpi


Altri Credits suono presa diretta: martin errichiello & gabriele sossella


Età Regista 31


Numero Opere Dirette Regista 1


Biografia Regista Gabriele Sossella nasce a Milano nel 1987. Dal 2008, anno in cui si diploma in fotografia cinematografica presso la “scuola civica di cinema di Milano”, lavora come direttore della fotografia ed operatore per documentari, videoclip, cortometraggi, pubblicità e produzioni varie. Dal 2010 conduce progetti didattici presso alcuni istituti secondari della Lombardia in qualità di docente di filmmaking. Nel 2011 realizza il cortometraggio “adesso come adesso” con il regista Michele Casiraghi nella comunità di recupero “Il pellicano”. E' tra i fondatori di Drunken Gaffers, collettivo di produzione audiovisiva. “Arcipelaghi” è il suo primo film.


Età Co-Regista 31


Numero Opere Dirette Co-Regista 1


Biografia Co-Regista Martin Errichiello nasce a Napoli nel 1987. Nel 2008 si diploma presso il centro per la fotografia “Bauer” di Milano. Ha collaborato a progetti editoriali per cooperative sociali e con studi multimediali nella produzione audiovisiva. Tra il 2009-2011 realizza con l’antropologa Carlotta Napolitano un progetto visuale sul Mali, lavoro selezionato per la II Biennale dei Giovani Autori Italiani e confluito in un’installazione ed un libro edito da “Ad Est dell’Equatore” con prefazioni di Erri de Luca ed Alberto Sobrero. “Arcipelaghi” è il suo primo film, realizzato come progetto di diploma per la Danish School of Media (DK) dove partecipa ad un programma internazionale di Storytelling.

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